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Ti piace il Giandùia?Fortuna vuole che la pausa natalizia sia ormai alle porte, infatti sia la Juve che il nostro capogruppo ne hanno bisogno come non mai. La juve non è riuscita ad andare oltre ad uno squallido pareggio con quei mennetti milanisti che, vorrei ricordare, in passato hanno giocato perfino in serie B; il nostro capogruppo invece merita un discorso a parte. Pur avendo composto un programma a prova di bomba è incappato in un paio di cantonate in grado di macchiarne a lungo la professionalità. L’appuntamento con Angelo e compagnia bella, fissato per le sette meno venti, è stato posticipato di ben quaranta minuti per la disattenzione di uno svagato Tiziano che ha concesso la possibilità al quartetto Signo-Ale-Manu-Fede di cogliere al volo l’occasione di dormire una buona mezzora in più del previsto. Un errore tuttavia può capitare a chiunque, perfino ad un ingegnere zuccone, il problema è che non si è limitato a questo. Giunti nei pressi di Torino ha cominciato a vagare casualmente fingendo di essere sicuro della strada per l’albergo e accusando me di confonderlo nonostante mi avesse fornito una cartina, che, detto per inciso, era dettagliata come una mappa del tesoro fotografata dalla luna. Era in uno stato di evidente appannamento, infatti di solito non chiederebbe indicazioni nemmeno per uscire da un palazzo in fiamme, ed invece facendosi violenza ha accostato per chiedere suggerimenti ad un benzinaio. La persona meno indicata. Questi, con un accento sospeso tra il calabrese ed il torinese, ha esordito dichiarando la propria avversione per le cartine: ‘non me la faccia vedere, altrimenti mi confonde le idee’, e lui le idee le aveva chiare, ma nell’esporle le confondeva a noi. L’unica indicazione di cui abbiamo conservato memoria era il consiglio di prendere l’uscita per Vado (pronunciato dal benzinaio con un tocco di francesismo VADO’), malauguratamente ci eravamo dimenticati all’istante il percorso, arzigogolato a parole, che separava la piazzola dal fantomatico cartello per VADO. Alla fine abbiamo raggiunto l’albergo con un risicato margine di dieci minuti sulla Golf di Fede, spendendo ben mezzora di vantaggio nel percorrere una ventina di inutili chilometri e passando per ben altre due volte dal casello di Torino. Daniela è una donna fortunata, se non aveva idea di cosa regalare al marito per Natale, ha avuto una dritta niente male, un navigatore satellitare, che oltre ad indicare la strada ha il pregio di sopportare le lamentele dell’ingegnere brontolone. Riunito il gruppo nella hall dell’hotel, partiamo alla volta del centro della città. Vista la scarsa lucidità del capogruppo decidiamo di affidarci al navigatore di Fede, che ci costringe ad una serie di ridicole inversioni ad U ead affrontare delle svolte decise in grado di spostare l’assetto interno degli organi di un uomo. Il navigatore batte sul filo di lana Tizi, perlomeno non ci ha costretto a passare nei due sensi lo stesso casello nell’arco di pochi minuti. Il nostro giro turistico parte dalla visita al Palazzo Reale. Prima però il bimbo Signo ci impone una sosta per acquistare un cappello di lana, nonostante tra le specifiche del suo nuovo portatile rientri anche la funzione scaldaorecchie. Nel Palazzo vivevano i Savoia, unificatori dell’Italia e gran biscottai. L’ambiente è ostentatamente pomposo, spesso kitsch e come sottolinea Daniela avrebbe bisogno di una bella passata di Folletto, perché anche i ricchi piangono, ma non spolverano. La guida è odiosa come un prurito ai genitali e sembra essersi sciroppata a memoria la tiritera che ci rifila, le sue parole infatti sono coinvolgenti quanto una partita a scacchi con una scimmia. Se l’esilio deiSavoia fosse stato imposto a punizione del cattivo gusto nessuno avrebbe avuto da ridire. La stanze sono un florilegio di stucchi e strutture lignee abbinati a colori non proprio da tutti i giorni. Chi è che non ha una stanza color oro a casa? Una nota di merito va riconosciuta alla scala dello Iuvarra, un vero capolavoro d’ingegneria. Pensare che se l’architetto, siciliano di nascita, fosse arrivato a Torino con qualche secolo di ritardo, sarebbe stato spedito alla Fiat ad avvitare bulloni. Visitato il palazzo ci dirigiamo verso la Mole. A New York sembrerebbe un edifico bonsai, ma nello Skyline di Torino svetta come Biancaneve tra i nani. La coda per salire in vetta è lunga ma una volta che si sale si comprende che il tempo d’attesa non è trascorso invano. La salita è vertiginosa e spettacolare, come spettacolare è anche il panorama, le alpi imbiancate che cingono il grigiore della città è un contrasto ad effetto. Tornati a valle risaliamo a piedi attraverso le sale del Museo del Cinema. La visita è divertente, passati i cimeli degli albori del cinema, sfiliamo innanzi ad alcune chicche: la bombetta di Chaplin, le maschere di Guerre Stellari, il corpetto di Marylin, la sciarpa e il cappello di Fellini…. Ci svacchiamo quindi su delle poltrone con altoparlanti ficcati nel poggiatesta e poste di fronte a un teleschermo che sembrano fatte apposta per sdraiarcisi su e aspettare la morte. Dopo tanto camminare un po’ di relax non guasta. Rinfrancati dalla pausa ci infiliamo in una serie ambienti a tema che formano un buon percorso per simulare l’effetto delle scenografie cinematografiche, su tutti spicca un ingresso a forma di frigorifero al cui interno è contenuta una saletta proiezioni in cui le poltrone sono sostituite da water. Terminata la visita, iniziano a farsi sentire i morsi della fame, quindi non indugiamo a lungo e ci catapultiamo nel ristorante che fronteggia la Mole. Durante il pranzo Daniela tenta invano di informarsi sul giro in battello che vorremmo fare domenica pomeriggio, ma non riesce a cavare alcuna dritta perché, in preda alle risate,sbatte il telefono in faccia all’operatore. Ci siamo rimpinzati, ma ripartiamo senza sapere nulla di più circa il giro in battello. Il giro prevede come tappa successiva la visita al Museo Egizio. Eretto col supporto del Ministero degli Esteri Egiziano si prefigge lo scopo di dimostrare agli italiani che gli egiziani non sono solo dei gran pizzaioli. A colpirci non è tanto la bellezza dei reperti quanto il fatto che quegli aggeggi siano in giro da più di tremila anni, un bel po’ di tempo, soprattutto se si pensa che un telefono di Signo non supera i sei mesi. All’interno del museo Daniela si esibisce in una mega gaffe: ‘avete visto? gli antichi egizi avevano i rotoli di carta igienica a forma di uomo.’ Dopo questa ventata di archeologia ci dirigiamo verso piazza Castello dove abbandoniamo alla loro sorte Ale e Laura. Dobbiamo andare al Delle Alpi: c’è il Milan da tozzare. Lo stadio è pieno, c’è il pubblico delle grandi occasioni. Seduti accanto ad Angelo vi sono due tizi provenienti dalla Germania. Tiziano vuol fare il simpatico: ‘per la Juve questo ed altro.’ Il germanico che di tedesco probabilmente ha solo la targa della macchina risponde imbarazzato: ‘veramente sono milanista…’ ad essere assidui frequentatori degli stadi italiani gli si dovrebbero frantumare i denti, ma noi siamo dei gentiluomini e lasciamo correre. Daniela e Rita producono una serie di domande imbarazzanti, rallegrando l’atmosfera. A rattristarla ci pensa la juve proponendo una prestazione che ridarebbe l’uso del sedere ad uno stitico. Giocano così male da far sembrare buona la prestazione del Milan, ci vuole proprio tutta. Alla fine ne esce un pareggio scialbo. Tentiamo di allontanarci dallo stadio ma veniamo inglobati da una fiumana di auto in partenza probabilmente per un esodo estivo fuori stagione. Dopo un tempo prossimo all’infinito raggiungiamo l’hotel. Ale e Laura dicono di essersi divertite molto a vedere il nuovo capitolo di Shrek, ma quando vengono interrogate sulla trama danno risposte vaghe ed approssimative. Siamo sicuri che siano andate al cinema e non a caccia di qualche bel giandùiotto? Abbattuti dal sonno e dalla fame ci rechiamo a Moncalieri che, al sabato sera, in quanto a vita potrebbe giocarsela alla pari con un cimitero. Miracolo vuole che incappiamo nell’unico locale aperto. Mangiamo bene e ci viene riservata una sala tranquilla tutta per noi. Al risveglio, dopo un sonno ristoratore, ci abbuffiamo con una robusta colazione. Io e Rita, avendo già visitato Superga, decidiamo di andare a vedere la mostra ‘gli impressionisti sulla neve’. Ne vale la pena, oltre a vedere dei bei quadri riusciamo anche a procurarci il regalo bello e quello brutto per il Natalino che festeggeremo a pranzo. L’ottimo pranzo lo consumiamo al ristorante Ponte Barra. Situato ai piedi di Superga, non brilla per la accuratezza degli interni quanto per la qualità del cibo. Consumato il dessert, diamo il via allo scambio dei regali. Il primo a scartare è Angelo. Il fato sembra giocare a suo favore, riesce infatti ad accoppiarsi al regalo brutto pensato per lui. Si accaparra uno stupendo posacenere con movimento rotante a forma di pallone di calcio, una perla che non trema certo al cospetto del museo di chincaglierie allestito in casa Signorini. La palma d’oro di regalo peggiore se la guadagna senza alcun dubbio quello scovato, dopo mesi di ricerche, da Ale e Signo. Un vero e proprio obbrobrio. Un puntaspilli di conchiglie che riproduce un essere che per selezione naturale deve essere stato eliminato per eccessiva bruttezza. Tuttavia, per quanto osceno, trova un’ammiratrice nella cameriera che, in quanto a buon gusto, potrebbe definirsi una portatrice di handicap. Merita una menzione anche il bizzarro portascopino del cesso a forma di tazza gigante. Un tocco etnico per la casa di Tizi e Dani. Concluso lo scambio dei regali il gruppo si divide nuovamente. Io, Rita, Dani e Tizi ci rechiamo al museo dell’automobile, tutti gli altri si orientano verso il centro per lo shopping natalizio. Il museo meriterebbe una visita meno frettolosa. Sei minuti netti forse sono un po’ pochini. Ci sono un buon numero di belle automobili, che meriterebbero ben più di un frettoloso sguardo, ma dobbiamo procedere in fretta per non perdere la crociera sul Po. Assaporiamo, insomma, cosa vuol dire essere un turista giapponese. Ecco sulla vostra destra il Colosseo, a sinistra San Pietro, alle vostre spalle la Fontana di Trevi e adesso via verso Firenze. La crociera sul Po parte dal Borgo Medievale, un piccolo quartiere in stile, per l’appunto, medievale, completamente deserto e di notte probabilmente zona di tossici. Il tour, dalle informazioni che ha raggranellato Daniela, dovrebbe durare una quarantina di minuti e traghettarci fino a Moncalieri. Ma, lasciatemi aprire una parentesi, Dani non è la persona ideale per raccogliere informazioni telefoniche, avrà la piena padronanza di altri mezzi di comunicazione (mail, fax, piccioni viaggiatori) ma al telefono tende ad emozionarsi e la sua concentrazione cala al di sotto della soglia minima di attenzione necessaria per immagazzinare informazioni primarie. Infatti il tour non è nient’altro che una andata e ritorno verso i Murazzi, un chilometro non di più in linea d’aria. Il genio che ha ideato un servizio di questo genere deve averlo proprio corto. Terminata la crociera decidiamo di berci qualcosa di caldo prima di riunirci con gli altri. Ci dirigiamo verso il punto d’incontro e parcheggiamo a metà strada tra due possibili locali. Ad effettuare la scelta è Tiziano, anzi la sua pancia smaniosa di svuotarsi, si fionda infatti verso il locale sulla destra privandoci del diritto di scelta. Il locale sembra essere una fonderia dismessa, qualsiasi cosa sembra essere fatta di acciaio. Il posto ideale per i robot, un po’ troppo freddo per gli esseri umani, ma a scaldare l’atmosfera ci pensa Tizi, che dietro la porta del cesso, fatte le dovute proporzioni, sta inscenando un bombardamento su Baghdad. Ecco dove teneva nascoste le armi chimiche Saddam! |